Associazioni CNCU, class action: no alle manovre di Confindustria & C.

La gravidanza oggi è estremamente medicalizzata, con una prescrizione in eccesso di esami, ecografie e integratori, ben oltre la necessità e l’utilità dimostrate: lo rivela un’indagine di Altroconsumo effettuata su 1691 mamme. Sulla questione interviene anche Lega Consumatori Acli Toscana: “Un’anomalia tutta italiana, senza contare il marketing sulle mamme.”



La gravidanza come evento naturale? In Italia è un vero e proprio miraggio. Dal quadro dell’inchiesta condotta da Altroconsumo spicca un dato allarmante: a circa metà delle donne intervistate sono state prescritte analisi del sangue oltre a quelle rimborsate dal Servizio sanitario nazionale. “In questo settore – spiega l’associazione indipendente di tutela dei consumatori – è necessario ridurre le spese superflue. Per fare ciò occorre un richiamo alla deontologia dei ginecologi e un’opera di informazione più puntuale rivolta alle donne, che a fronte di un iniziale costo produrrebbe benefici tangibili, sia sul piano educativo che economico, sul lungo periodo”.


Dall’indagine risaltano infatti quantità eccessive di esami di screening per rischi bassi (come l’amniocentesi in giovane età) e di integratori di vitamine e minerali consigliati (il 60% dei casi) che normalmente sono inutili. Per ciascuna donna intervistata risulta una media di 6 ecografie, che va oltre le 3 previste dalle Linee guida nazionali, con il 20% del campione che ne ha eseguito almeno 9. L’inchiesta rientra nella campagna “Altroconsumo per la salute” – il dossier completo è disponibile all’indirizzo www.altroconsumo.it – attività di sensibilizzazione e informazione indipendente che l’associazione porterà avanti per tutto il 2007 sul tema della tutela della salute dei cittadini e della qualità offerta dal servizio sanitario.


Le interviste effettuate da Altroconsumo fotografano le scelte, sia di specialisti a cui rivolgersi, che di analisi da compiere: il 98% del campione è stato seguito da un ginecologo e solo l’11% riferisce di essere stato seguito anche da un’ostetrica. Altissima, il 70%, la percentuale di donne che si fa seguire da un ginecologo privato, spendendo per la gravidanza in media quasi 600 euro: possibile spia di sfiducia e insufficiente informazione sul funzionamento delle strutture pubbliche. Scarsamente utilizzati i consultori, solo nell8% dei casi. Tra i test più eseguiti risulta quello sulla toxoplasmosi (il 98%), mentre tra i meno eseguiti c’è quello sulla sifilide (33%).


Sulla questione abbiamo sentito anche i responsabili dello sportello SOS Mamma di Lega Consumatori Acli Toscana, da oltre sette anni impegnato sul fronte del caro-bebè: “Se è vero che esiste un protocollo del Ministero della Salute che prevede l’esenzione del pagamento del ticket per tutta una serie di esami diagnostici – riconosciuti da linee guida internazionali come sufficienti per il monitoraggio di una gravidanza senza fattori di rischio in una donna sana – sono tantissime le mamme che finiscono per sottoposi ad analisi aggiuntive a pagamento, soprattutto ecografie ed amniocentesi. Questo per due motivi: da una parte c’è il fatto che si diventa mamme sempre più tardi e, di conseguenza, aumenta il timore di incontrare problemi o complicazioni; dall’altra va però messa in conto l’eccessiva medicalizzazione del percorso nascita in Italia, con conseguente sovrautilizzazione delle prestazioni diagnostiche. Non dimentichiamo infatti che il nostro è il paese con il più alto numero di parti cesarei dell’Unione Europea…


Ma non basta. “Altro punto dolente – concludono gli esperti di Lega Consumatori – è il marketing: non appena le aziende ‘scoprono’ una mamma in dolce attesa (per entrare nei loro data-base è sufficiente sottoscrivere la fidelity card di un negozio specializzato in puericultura o abbonarsi ad una rivista per future mamme), si mette in moto un meccanismo pubblicitario perverso, fatto di invii di opuscoli, guide all’acquisto, campioni omaggio e quant’altro. Un meccanismo che, naturalmente, si intensifica ulteriormente dopo la nascita del bambino e che ha un solo obiettivo: quello di vendere il più possibile, anche se l’oggetto in fondo non serve o è superfluo. “


A questo proposito, lo sportello ‘SOS Mamma’ – raggiungibile online all’indirizzo www.sosmamma.org – mette a disposizione delle future mamme materiale, guide ed utili informazioni per aiutarle a districarsi nel mercato dei prodotti per l’infanzia, al fine di permettere loro di scegliere in modo ragionato e consapevole, senza farsi influenzare dal marketing delle aziende.


Linda Grilli

Condividi!

Speak Your Mind

*