Adiconsum Toscana, crisi da sovraindebitamento: nuova pronuncia del Tribunale di Livorno

Con il decreto di omologa del Piano del Consumatore del 15/02/17, pubblicato il 20/02/17, il Tribunale di Livorno, allineandosi ai precedenti di Torino e Siracusa, ha ribadito il principio di ammissibilità alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento disciplinate dalla legge 27 gennaio 2012, n. 3, dei crediti garantiti dalla cessione del quinto della retribuzione.
La vicenda è quella di una consumatrice livornese che, a seguito di un lungo e difficile iter processuale, ha dovuto far ricorso al mercato del credito al consumo al fine di affrontare ingenti spese legali e di consulenza, incorrendo, pertanto, in una situazione di forte sovraindebitamento.
Dunque, rivoltasi alla sede regionale di Adiconsum Toscana, ed assistita dal legale Adiconsum, Avv. Antonello Simone, la consumatrice ha avviato la pratica per l’ammissione alle procedure disciplinate dalla legge n. 3/2012.
Ebbene, dopo un’attenta ricostruzione della posizione debitoria accumulata dalla consumatrice e della sua situazione patrimoniale, l’Avv. Antonello Simone, con l’ausilio dell’O.C.C. nominato dal Tribunale di Livorno, verificata la sussistenza di tutti i presupposti di legge, ha depositato un Piano di ristrutturazione volto al soddisfacimento dei creditori nella misura del 60% e comprendente,
altresì, un finanziamento garantito dalla cessione volontaria del quinto dello stipendio, operata in favore di uno dei creditori.
Immediata è stata la replica del creditore così garantito, che ha insistito per il rigetto del Piano, asserendo che la cessione dei crediti futuri costituiti dalle quote di retribuzione e del maturando TFR si era perfezionata con la notifica dei contratti di finanziamento al datore di lavoro.
Pertanto, secondo la difesa del creditore, la consumatrice non sarebbe stata più titolare del credito relativo alla quota di retribuzione ceduta e del TFR e non avrebbe più potuto disporne, né farne oggetto del Piano del consumatore, come invece proposto.
Invero, il Tribunale di Livorno, accogliendo in toto le eccezioni sollevate sul punto dalla consumatrice per il tramite dell’Avv. Antonello Simone, supportato dalla consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione (vd. Cass. civ. Sez. III, Sent., 17 gennaio 2012, n. 551 e Cass. 31 maggio 2005 n. 17590), ha affermato che, proprio in ragione del fatto che il credito ceduto dal lavoratore alla finanziaria è un credito futuro, lo stesso sorge relativamente ai ratei di stipendio
soltanto nel momento in cui egli matura il diritto a percepire il relativo rateo mensile e per ciò che concerne il TFR, soltanto nel momento in cui cessa il rapporto di lavoro.
“Sul primo punto occorre infatti ricordare”, spiega il Tribunale, “che la natura consensuale del contratto di cessione di credito comporta che esso si perfeziona per effetto del solo consenso dei contraenti, cedente e cessionario, ma non anche che dal perfezionamento del contratto consegua sempre il trasferimento del credito dal cedente al cessionario, in quanto, nel caso di cessione di un
credito futuro, il trasferimento si verifica soltanto nel momento in cui il credito viene ad esistenza e, anteriormente, il contratto, pur essendo perfetto, esplica efficacia meramente obbligatoria”.
“Sul secondo aspetto”, prosegue il Tribunale, “occorre ricordare che il diritto al TFR sorge, a norma dell’art. 2120 c.c., al momento della cessazione del rapporto ed in conseguenza di essa, essendo irrilevante, al fine di ipotizzare una diversa decorrenza, l’accantonamento annuale della quota del trattamento, che costituisce una mera modalità di calcolo dell’unico diritto che matura nel momento anzidetto, ovvero l’anticipazione sul trattamento medesimo, che è corresponsione di somme provvisoriamente quantificate e prive del requisito della certezza, atteso che il diritto all’integrale prestazione matura, per l’appunto, solo alla fine del rapporto lavorativo”.
Infine, conclude il Tribunale, “ritenere che il contratto di cessione del quinto dello stipendio sia opponibile alla procedura di sovraindebitamento appare in radicale contrasto con l’effetto sospensivo (addirittura) delle procedure esecutive in corso che la presentazione del ricorso ha”. “Se [infatti] la procedura ha l’effetto di sospendere le procedure esecutive (e, in caso di omologazione, ha l’effetto di estinguere le procedure esecutive, con rimodulazione dei crediti azionati), con la sola limitazione – deve ritenersi – delle procedure esecutive concluse (ad es. con l’assegnazione del credito), è evidente che, a maggior ragione, il medesimo effetto sospensivo (e, con l’omologazione, risolutivo) deve aversi anche nei confronti delle cessioni di credito futuro a garanzia della restituzione di prestiti”.
In buona sostanza, la cessione del quinto della retribuzione, secondo quanto affermato, in accoglimento delle eccezioni sollevate dall’Avv. Antonello Simone, dal Tribunale di Livorno, è assimilabile ai contratti di cessione di crediti futuri, che dispiegano un’efficacia meramente obbligatoria sino a quando il credito non viene ad effettiva esistenza.
Ne consegue che i crediti futuri, rappresentati, nel caso di specie, dal rateo mensile della retribuzione e dal TFR, restano nella disponibilità del cedente e sono, pertanto, ammissibili al Piano del Consumatore, il quale sospende l’efficacia dell’avvenuta cessione (con effetto risolutivo al momento dell’omologa del Piano medesimo) al pari di quanto accade con riferimento alle procedure esecutive già pendenti, a norma dell’art. 10, c. 2, lett. C, della legge n. 3/2012.
Tale decisione, dunque, rappresenta un precedente fondamentale nell’ambito della difesa del consumatore contro il sovraindebitamento, che da sempre vede l’impegno quotidiano di Adiconsum e dei suoi consulenti.
Fonte: Ufficio Stampa Adiconsum Toscana
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