agenzia delle entrate

Molti non ne sono a conoscenza, ma oltre alla famosa rottamazione delle cartelle esattoriali, il Fisco ha ideato un altro strumento per facilitare il pagamento di eventuali debiti pendenti nei confronti dello Stato. Parliamo del Concordato dei piccoli, un’opzione che si rivolge a tutti, cioè a disoccupati, piccoli artigiani, start up, partite Iva e così via, quindi anche agli anelli se vogliamo più deboli della popolazione.

Tra l’altro questo strumento piace a tutti: piace al contribuente che può mettersi in regola senza dover pagare rate spropositate, e piace al creditore, cioè allo Stato, che in questa maniera incassa crediti che altrimenti sarebbero pure potuti andare persi (si stima che il bilancio pubblico potrebbe guadagnare oltre due punti di Pil da questo recupero fiscale). Inoltre c’è da dire che il Concordato dei piccoli, a differenza della rottamazione, non ha una data di scadenza oltre la quale cesserà di esistere. E questo, fino a prova contraria, è un dettaglio non da poco.

Questo strumento è regolamentato da una legge del 2012, dove si prevede che enti pubblici, ordini professionali e camere di commercio aiutino i debitori non fallibili, ossia coloro i quali per legge non possono usufruire della legge fallimentare. Pertanto il Concordato dei piccoli è pensato prevalentemente per chi versa in uno stato di insolvenza ma non può né fallire e tanto meno usufruire di varie procedure concorsuali deputate alla dilazione dei debiti e al loro successivo abbattimento.

Chi vuole avvalersi del Concordato dei piccoli si deve rivolgere ad un Organismo di composizione delle crisi, che a sua volta nomina un professionista incaricato di aiutare il debitore a trovare il modo migliore per mettersi in regola coi pagamenti. Il che significa anche mediante rate “umane”, che non compromettano troppo il suo status di vita. E’ insomma la via prediletta per chi vuol sistemare le cose senza “strozzarsi” troppo.