Sono tante le critiche nate in questi giorni a causa dell’etichetta sui cibi. Alcune leggi UE, approvate in realtà anche dall’Italia, rischiano di ridurre i controlli che nel Bel Paese sono ormai all’ordine del giorno. In Italia vi è l’obbligo di indicare sull’etichetta la provenienza della materia prima ma, le nuove leggi, vanno un po’ contro a tutto questo.

Etichette alimentari con provenienze incerte

La maggioranza degli stati dell’Unione Europea ha in questi giorni votato a favore di un nuovo regolamento. Entra in vigore dal 1 aprile 2020 e prevede che tutti i produttori devono indicare sull’etichetta l’origine dell’alimento solo qualora il luogo di provenienza dell’alimento indicato in etichetta non corrisponde a quello dell’ingrediente primario.

Questo significa che un pacco di pasta che riporta la bandiera italiana e fa quindi capire chiaramente che è lavorata nel nostro paese, deve riportare l’origine del grano solo quando questa non è italiana.

Cosa è cambiato? Recentemente in Italia sono state approvate su prodotti come la pasta, il riso, il latte e il pomodoro, leggi che impongono di indicare sempre la provenienza della materia prima, indifferentemente da eventuali segni grafici come le bandiere che evocano il luogo di produzione.

Il problema in realtà non è solo questo. Fino a qui comunque, potremo pur sempre aver un riferimento chiaro anche se non troppo immediato della provenienza della materia prima.

Il nuovo Regolamento permette a chi opera nel settore di scegliere il riferimento geografico. Possono scegliere di indicare solo se proviene dall’UE o fuori, se indicare anche il paese o arrivare fino alla regione. Non rientrano nelle nuove normative comunque i prodotti DOP, IGP e STG, così come quelli a marchio registrato.

Così facendo vengono privilegiati i fake, coloro che offrono finti prodotti italiani. Coldiretti si dice contraria, e non è una novità, a queste limitazioni. L’associazione difende la necessità di indicare la provenienza chiaramente in etichetta per combattere le imitazioni.