iva

Mentre Matteo Salvini e Luigi Di Maio continuano a lavorare a un programma condiviso, e mentre l’Italia intera aspetta di conoscere il nome del candidato premier che entrambi faranno al presidente della Repubblica, ciò che sta passando in secondo piano è l’impegno numero uno a cui il prossimo governo dovrà lavorare: l’aumento dell’Iva.

Una delle primissime cose che il nuovo esecutivo dovrà fare – sempre se riuscirà ad insediarsi – è scongiurare l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto che, sulla base delle clausole di salvaguardia, dovrebbe aumentare secondo questo criterio: l’Iva che attualmente è al 22% salirebbe al 24,2%, mentre quella che ora è al 10% salirebbe all’11,5%. Il che significherebbe, a conti fatti, un aumento della spesa media per famiglia di 242 euro su base annua.

In particolare, l’aumento dell’Iva peserà per 284 euro annui per un nucleo familiare del Nord Italia, 234 euro per una famiglia del Centro e 199 euro per una famiglia del Sud. Dopotutto, qualora le aliquote dovessero effettivamente aumentare, l’Italia diverrebbe il paese della zona Euro con l’Iva ordinaria più alta.

E’ molto importante che l’Iva non aumenti, perché qualora ciò dovesse accadere si delineerebbe uno scenario depressivo alquanto preoccupante: i consumi crollerebbero, e di conseguenza a risentirne sarebbe anche la produzione. L’aumento dell’Iva, spiega Paolo Zabeo della Cgia di Mestre, “colpirebbe in particolar modo le famiglie meno abbienti e quelle più numerose, oltre ad avere un grave effetto recessivo per la nostra economia”.

Bisogna ricordare infatti che il 60% del Pil italiano è costituito dai consumi delle famiglie, pertanto un aumento dell’imposta sul valore aggiunto sarebbe come un cappio al collo per il benessere della nostra economia, oltre che una minaccia per le famiglie, le botteghe artigiane e i piccoli commercianti”.