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I lavoratori autonomi che sono iscritti alla gestione separata dell’Inps e che si son visti costretti ad attivare la malattia per un periodo superiore a 60 giorni, hanno diritto alla sospensione del pagamento dei contributi fino ad un massimo di due anni. Lo ha spiegato l’Inps con la circolare numero 69 di quest’anno, che contribuisce a fare chiarezza circa la legge sul lavoro autonomo entrata in vigore il 14 giugno 2017.

Quella legge ha introdotto diverse novità nell’ambito del lavoro autonomo, e tra le altre cose ha appunto messo mano alla questione malattia. In particolare è stato stabilito che il lavoratore autonomo che va in malattia o che cade vittima di un infortunio grave, e che quindi diventa soggetto a una condizione che di fatto gli impedisce di proseguire l’attività lavorativa per più di 60 giorni, ha la facoltà di sospendere il pagamento dei contributi che normalmente dovrebbe versare.

Tale stop vale per tutta la durata della malattia o dell’infortunio, fino ad un massimo di due anni. Scaduto il termine, il lavoratore dovrà provvedere a versare i contributi e i premi maturati durante il periodo di sospensione, e potrà farlo in due diverse modalità: o con un versamento in un’unica soluzione della somma, oppure in forma dilazionata, servendosi di comode rate mensili il cui numero massimo è determinato dai mesi di sospensione.

In sostanza, il numero di rate massimo su cui si può dilazionare la somma viene definito moltiplicando per tre i mesi di sospensione, il che significa che se la sospensione è durata 12 mesi, la dilazione può consistere in massimo di 36 rate mensili; se la sospensione è durata invece 24 mesi, la dilazione massima può allora essere di 72 mesi. La richiesta di dilazione deve essere presentata direttamente all’Inps, ma bisogna essere consapevoli del fatto che questa modalità di rimborso delle somme dovute fa maturare degli interessi legali.